La storia di Made in No

Made in No, la prima proposta in Italia di intimo bio-equo ha origine nel 2006 da un’idea della Cooperativa Sociale Fair di Genova e della impresa artigiana GB Bruzzese in collaborazione con l’Associazione Cristiana Casagrande ONLUS di Novara. In un territorio di grande tradizione nell’artigianato tessile, la provincia di Novara, si prefigurò una rete che contrastasse l’abbandono progressivo della produzione locale e della creatività artigianale.

Si voleva anche promuovere una filiera tessile ad alto tasso di sostenibilità socio-ambientale, in grado di dimostrare in pratica cosa significhi trasparenza e tracciabilità. Nella filiera dovevano trovare spazio le istanze dei produttori di cotone, selezionati secondo i criteri del commercio equo e solidale.

Inoltre la rete si propose di rivedere il confine tra produzione e consumo, aprendo a una gestione partecipata del progetto, in cui i consumatori fossero parte attiva del sistema: prefinanziando, partecipando alla progettazione, sostenendo la domanda aggregata. I “consumatori critici” organizzati nei Gruppi d’Acquisto Solidale furono quindi parte costituente fondamentale del progetto.

I contributi della Provincia di Novara e, successivamente, della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, hanno costituito le basi economiche per lo start-up del progetto. Si è avviata così la produzione di abbigliamento intimo “sostenibile”, venduto a un prezzo equo e trasparente, per rispondere alla domanda di prodotti sobri e originali, quotidiani e accessibili.

Il processo produttivo parte dall’importazione diretta di filato di cotone biologico ed equosolidale, effettuata da Fair; prosegue con la lavorazione di tessitura effettuata da aziende specializzate locali, con tecniche ecologiche direttamente verificate; la realizzazione del capo (design, taglio, cucito, confezionamento) è a cura delle aziende artigiane come la GB Bruzzese.

Senza investimenti in pubblicità e marketing tradizionale, è stato possibile diffondere il progetto fuori dalle logiche della grande distribuzione e dei media, attraverso un “passa parola” legato alla qualità sociale del progetto più che all’imposizione di un marchio.

Premio nazionale Impresa Ambiente 2010Nel 2010 la cooperativa Fair, in qualità di referente del progetto “Made in No”, è stata insignita del Premio Impresa Ambiente per la categoria “Miglior cooperazione internazionale”. Il Premio Impresa Ambiente è il più alto riconoscimento italiano per le aziende private e pubbliche che si sono distinte in un’ottica di sviluppo sostenibile, rispetto ambientale e responsabilità sociale.

Il “cuore produttivo” del progetto sono state famiglie artigiane di antica tradizione, come la famiglia Bruzzese della GB Bruzzese, che la delocalizzazione e la crisi del mercato aveva portato a svolgere attività di terzista e che ha deciso di rinnovare con Made in No la sua impronta aziendale, realizzando esclusivamente prodotti di produzione propria, ecologici, equi e sostenibili, ma senza rinunciare alla qualità e alla ricerca stilistica.

GB Bruzzese ha costantemente investito in questi anni nella ricerca sui materiali, nella sperimentazione dei colori ecologici, nell’affinamento delle tecniche di produzione per creare col cotone puro, senza additivi chimici, capi d’abbigliamento piacevoli da indossare, sani, sobri e originali.

In questa nuova stagione 2013/2014 la sfida è il rinnovamento organizzativo, per mantenere disponibili ed economicamente accessibili gli articoli basici, in un contesto in cui la sostenibilità sul mercato dei capi più sofisticati – volendo mantenere un prezzo non speculativo e il più possibile popolare – è difficilissima da mantenere.

I soggetti storici del progetto Made in No, la cooperativa Fair e l’azienda artigiana GB Bruzzese, hanno deciso dunque di far evolvere Made in No in una nuova forma organizzativa: semplificazione ma rafforzamento della distribuzione, miglioramento dei servizi, razionalizzazione e progressiva estensione della gamma di articoli.